The Materiality of Judy Chicago – un viaggio attraverso il femminismo nell’arte

The Materiality of Judy Chicago – un viaggio attraverso il femminismo nell’arte

Di Alice Sapienza

La Galleria Alberta Pane ospiterà The Materiality of Judy Chicago, una personale dedicata a una delle figure più radicali e influenti dell’arte contemporanea e pioniera dell’arte femminista, Judy Chicago. Curata da Allison Raddock, la mostra sarà aperta al pubblico dall’8 maggio al 22 novembre, in concomitanza con la Biennale d’Arte di Venezia 2026, inserendosi così in uno dei momenti di maggiore fermento per la scena artistica internazionale.

L’esposizione si presenta come un percorso ampio e articolato che condensa oltre sessant’anni di ricerca artistica, restituendo al pubblico la complessità di una pratica che ha sempre sfidato convenzioni estetiche, gerarchie culturali e stereotipi di genere. Accanto a opere storiche, la mostra comprende anche un gruppo inedito di lavori, offrendo così uno sguardo che tiene insieme memoria e sperimentazione, retrospettiva e nuove direzioni.

Come suggerisce il titolo, The Materiality of Judy Chicago pone al centro il rapporto dell’artista con la materia, elemento fondante della sua poetica. Il percorso espositivo si sviluppa infatti attraverso tecniche, supporti e materiali che nel corso dei decenni hanno definito la sua ricerca, accompagnando il visitatore dentro un universo fatto di sperimentazione e innovazione. La molteplicità dei materiali impiegati è uno degli aspetti più sorprendenti della mostra: si passa dalle bombolette spray, utilizzate nei primi lavori legati alla scena californiana degli anni Sessanta, ai cofani di automobili trasformati in supporti pittorici, fino alla ceramica, ai tessuti e al ricamo.

Un insieme di texture, superfici ed effetti spesso non convenzionali che mette in discussione la distinzione tra materiali “nobili” e materiali considerati marginali o non classici, portando a una loro radicale rivalutazione. È proprio in questo ribaltamento di gerarchie che si riconosce uno dei tratti distintivi del lavoro di Chicago: l’idea che la materia non sia mai neutra, ma porti con sé implicazioni culturali, politiche e simboliche.

Da sempre l’artista ha percorso la strada della rivalutazione di pratiche tradizionalmente associate all’artigianato femminile, sottraendole a una dimensione considerata minore per elevarle a pieno titolo a linguaggio artistico. Il ricamo, ad esempio, è un elemento chiave della sua visione e diventa strumento di narrazione e affermazione politica. In questo senso è impossibile non pensare a The Dinner Party, una delle opere più celebri del Novecento, che resta centrale per comprendere la portata del suo lavoro.

L’installazione, realizzata tra il 1974 e il 1979, è un tributo monumentale alle donne cancellate o marginalizzate dalla storia. Al centro vi è una tavola triangolare con trentanove posti apparecchiati, ognuno dedicato a una figura femminile storicamente rilevante. I loro nomi sono ricamati su tovagliette elaborate, circondate da piatti dipinti a mano, posate e oggetti simbolici. Nei piatti compaiono rilievi floreali e organici che richiamano esplicitamente l’immagine della vulva, elemento che ha reso l’opera tanto discussa quanto rivoluzionaria.

L’installazione poggia inoltre su un pavimento di piastrelle in ceramica dove compaiono i nomi di altre 999 donne, tra figure mitologiche e personaggi storici, suddivise in tre grandi periodi cronologici: dalla preistoria all’Impero romano, dal Cristianesimo alla Riforma, dalla Rivoluzione americana al femminismo contemporaneo. Un archivio simbolico che denuncia le omissioni della narrazione storica ufficiale e prova a riscriverla.

Questa attenzione alla memoria e all’esclusione femminile attraversa tutta la produzione di Chicago e torna anche nella mostra veneziana, che non si limita a presentare opere ma propone una riflessione sulla materialità come gesto politico. Per l’artista, infatti, i materiali non sono mai semplici mezzi espressivi: diventano strumenti per interrogare il potere, smontare i codici dominanti e aprire nuove possibilità di rappresentazione.

La forza del suo lavoro sta proprio in questa capacità di usare l’arte come strumento di sovversione sociale, mettendo in discussione strutture di pensiero radicate nella cultura e nella società. Che si tratti di ceramica, tessuti, metalli industriali o pigmenti spray, ogni materiale scelto diventa parte di un discorso più ampio su genere, storia e identità.

The Materiality of Judy Chicago si annuncia quindi non solo come una retrospettiva, ma come un viaggio nella radicalità di una pratica artistica che ha ridefinito il rapporto tra arte e politica. Una mostra che, in dialogo con il contesto della Biennale, promette di restituire tutta l’attualità di un’artista che da decenni continua a interrogare il presente.