Valentina Sarto – vittima di una violenza sistemica

Valentina Sarto – vittima di una violenza sistemica

di Alice Sapienza

19 coltellate. 19 colpi inferti con estrema violenza alla gola e alla schiena; questo è l’esito dell’esame autoptico effettuato sul corpo di Valentina Sarto, uccisa dal marito Vincenzo Dongellini, 49 anni, la mattina del 18 marzo 2026 nella loro casa a Bergamo. L’ennesimo femminicidio che si poteva evitare, l’ennesimo uomo che ha fatto della gelosia una giustificazione per porre fine ad una vita. Una relazione di dieci anni culminata in un matrimonio, durato solo 10 mesi, in cui Valentina si sentiva in pericolo e sotto minaccia, una paura costante che l’ha bloccata dal prendere provvedimenti legali nei confronti del compagno, sempre più ossessivo. Secondo le ricostruzioni, la gelosia e il rifiuto della fine della relazione hanno fornito il movente all’uomo, già noto per la sua aggressività e possessività nei confronti della vittima. Da quanto è emerso da un audio, inviato ad un’amica, Valentina non voleva più restare in quella relazione e voleva ricominciare la sua vita al fianco di un uomo di cui era innamorata. Dalla conversazione che riporto trascritta di seguito, appare chiara l’esasperazione di Sarti e l’insistenza disperata di Dongellini:

S: Io devo stare con te, sotto minaccia, perché lo vuoi tu. Sotto minaccia. Giusto? Sisi perché tu fai così.

D: Non ho detto di restare sotto minaccia. Io ti ho pregato. Io adesso ti sto minacciando perché me ne hai fatte oggi…

S: Oggi, ieri, ieri l’altro…due settimane fa. Sempre! Sempre colpa mia, sempre! Ok io ti ammetto che non ti amo più, cosa devo fare? Devo stare con te lo stesso? Dimmi, ti piace questo?

D: Non va via tutto l’amore!

S: Si va via! Va via. Va via.

D: Non va via per sempre, perché ci rimane sempre!

S: No, non ci rimane quando è finita una storia. [..] Perché non ti amo più. Lo vuoi capire? Non riesco più ad amarti. Basta!

D: Proviamoci…

S: Ma se io non voglio! Cosa devo fare? Devo obbligarmi perché tu lo vuoi?

D: Dammi l’ultima possibilità, l’unica possibilità!

S: Ma se io ti dico che non ti amo più, sono innamorata di un altro, che non voglio più stare con te, cosa devo fare? Devo tenermi tutto dentro e fare finta con te? Dimmi.

D: Si…

Quello che appare subito chiaro, conoscendo gli esiti drammatici di questa vicenda, è che l’uomo non rispettava in alcun modo la volontà della vittima di separarsi. La vittima parla di minacce costanti da parte del compagno che non smentisce assolutamente, anzi le giustifica come risposta a presunti comportamenti esasperanti della vittima nei suoi confronti. Un approccio manipolatorio che si rivela in modo evidente nella richiesta fuori luogo di un’ultima possibilità. Nonostante la vittima abbia già esplicitato il suo volere e comunicato della sua nuova relazione con un altro uomo, Dongellini non sembra volerlo accattare e si oppone insistentemente. Questi possono essere preziosi campanelli d’allarme. Segnali di un atteggiamento abusante e che potrebbe facilmente sfociare in un femminicidio. Da quanto emerge dalle indagini il comportamento violento dell’uomo era stato reiterato per i mesi precedenti all’aggressione, insieme ad atteggiamenti controllanti come il monitoraggio degli spostamenti e delle attività della vittima. Si tratta di un pattern comportamentale tipico delle relazioni abusanti e violente, estremamente allarmante, che come in casi analoghi, ha avuto conseguenze terribili. La vittima era bloccata in una relazione malsana, caratterizzata da aggressioni fisiche, segnalate da lei alle forze dell’ordine senza però una formalizzazione della denuncia; aveva ritenuto che l’uomo non avrebbe mai potuto farle realmente del male.

“Aspetto una settimana, poi vediamo: se va avanti così esco di casa e lo denuncio”

Queste sono state le parole di Valentina a proposito del tentativo di denuncia mai effettuato, a spronarla era stato soprattutto Moris, l’uomo di cui era innamorata, che più volte aveva tentato di allontanarla da quella situazione di violenza senza però ottenere risultati; Valentina aveva troppa paura delle minacce del marito per allontanarsi. Al momento l’indagato si è dichiarato responsabile dell’uccisione della moglie, le motivazioni del gesto risultano ancora confuse e da accertare, è stato trasferito in carcere in attesa di aggiornamenti sulle indagini.